FACCIAMO IL GIRO DELL'ALBERO
Autore: Gianfranco Staccioli
Anno: 2011
Autore: G. Staccioli - P. Ritscher
Editor di testo: Kaleidos Edizioni
Anno: 2011
Una sfida, una scommessa e un augurio
Facciamo il giro dell’albero è un libro di giochi che è anche una sfida, una scommessa e un ugurio perché, fra le tante attività che contraddistinguono i bambini di oggi il gioco, ed i giochi cantati in particolare, non hanno un grande rilievo. “Se non ce l’hanno”, potrebbe suggerire un adulto poco illuminato, “significa che non
piacciono ai bambini del nostro tempo”. Questo ipotetico adulto ha probabilmente, come immagine dell’infanzia, quella comune a molti bambini di oggi, bambini che appaiono inculturati, ansiosi di essere
come gli altri, di partecipare ai riti collettivi di massa, di vestirsi, di comportarsi, di consumare, di giocare, allo stesso modo dei loro compagni, degli altri, di tutti... Si tratta di un adulto, che per certi versi ha delle ragioni. I bambini per crescere hanno bisogno di imitare i comportamenti degli adulti, di riprendere i costumi, le mode, i modelli del tempo nel quale si trovano a vivere. E questo fanno i bambini di oggi, così come lo facevano i bambini di una volta. Il gioco, per sua natura, consente questa ripresa, questa imitazione, questa
duplicazione miniaturizzata del mondo adulto. Il gioco è uno specchio della cultura, come ci insegnano i teorici del gioco (da Huizinga a Caillois).
Eppure, questo ipotetico adulto, non ha considerato una delle
ragioni per cui i bambini giocano e non ha preso sul serio uno degli aspetti caratteristici del gioco. I bambini certamente giocano per imitare, ma giocano anche per cambiare. I giochi che loro producono, quando il contesto è favorevole, sono imitazione, ma sono anche una
continua invenzione di sequenze, sono un saltellare dentro regole 12 che non erano preesistenti al gioco, sono un continuo cambiamento di fronti e di argomenti. Il gioco da ai bambini la possibilità di uscire
dal mondo, inteso come fotocopia, per introdursi in un mondo malleabile, trasformabile, aggiustabile. Non a caso autori come Vygotskij,
Bateson, Fink, hanno parlato del “mondo del come se”, di un mondo costruito dentro una nuova cornice, nella quale acquistano valore delle regole che possono differire da quelle consuete e condivise nel mondo degli adulti. Non a caso si è sostenuto il grande valore
terapeutico del gioco, non soltanto per ragioni "espressive”, quanto perché consente di sperimentare un susseguirsi di ingressi e di uscite dalla cornice ludica, dal mondo delimitato dalle norme, imparando così a relativizzare le condotte, le situazioni, le regole sociali ed il vivere umano nel suo complesso.
I giochi che proponiamo in questo volume sono giochi di regole e sono, per la maggior parte, dei giochi di tradizione. Per molto tempo, fino a quando i bambini hanno avuto tempi e condizioni per farlo, i bambini li hanno giocati. Avevano imparato da altri compagni più grandi e li insegnavano ai più piccoli. Il piccolo gruppo eterogeneo per età era comune nelle campagne e nei cortili di una volta.
Attraverso questi giochi i bambini imparavano a partecipare ad una cultura antica che era anche patrimonio dei grandi, ed imparavano a gestire le regole, attenendovisi o facendole rispettare e – come è sempre accaduto – modificandole in ragione delle necessità personali o del sopraggiungere di eventi imprevisti. In questo modo imparavano almeno due cose: un particolare comportamento culturale e uno specifico comportamento sociale. Tutti e due questi apprendimenti avvenivano perché era possibile inserirsi in una cornice
condivisa.
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